LA NOZIONE DI AUTORIT-Alexandre Kojve-(T.Klitsche de la Grange)-Vol.-50-   Stampa questo documento dal titolo: . Stampa

Alexandre Kojve

La nozione di autorit

Adelphi www.adelphi.it, Milano 2011, pp. 143, 20,00.

 

Scrive Kojve nelle considerazioni preliminari: curioso, ma il problema e la nozione di Autorit sono stati molto poco studiati. Ci si occupati soprattutto delle questioni relative alla trasmissione dellAutorit e alla sua genesi, ma raramente lessenza di questo fenomeno ha attirato lattenzione. Eppure, in tutta evidenza, impossibile trattare del potere politico e della struttura stessa dello Stato senza sapere che cosa lAutorit in quanto tale. Uno studio della nozione di Autorit, sebbene provvisorio, quindi indispensabile, e deve precedere qualsiasi studio del problema dello Stato. In questo seguiva de Bonald quando questi sosteneva, polemizzando con M.me de Stal, che non possibile trattare di politica (e dello Stato) prescindendo dallautorit. Kojve inizia col fare unanalisi concettuale delle teorie dellautorit, distinguendo cos quattro tipi semplici o puri (analoghi agli idealtipi weberiani): la teoria teologica o teocratica, secondo la quale lAutorit primaria e assoluta appartiene a Dio, e tutte le altre ne derivano; la teoria platonica, secondo cui lAutorit si fonda sulla Giustizia; quella aristotelica, secondo cui appartiene a chi ha il sapere e la capacit di prevedere; infine quella di Hegel che la riduce al rapporto tra Signore e servo (vincitore e vinto), basato sulla lotta, il rischio e il riconoscimento del vincitore come autorit. Di queste, solo lultima scrive Kojve ha avuto unelaborazione filosofica completa, che si sviluppa sia sul piano della descrizione fenomenologica sia su quello dellanalisi metafisica e ontologica. le altre non hanno oltrepassato il livello della fenomenologia. Ci non toglie che anche la teoria di Hegel non sia stata capita davvero e subito sia stata dimenticata, al punto che anche il pi importante erede di Hegel, Marx ha trascurato completamente il problema. Nota subito Kojve e la distinzione ricorre in tutto il volumetto che esiste anche una teoria dellAutorit che la considera soltanto una manifestazione della forza. Ma vedremo in seguito che la Forza non ha nulla a che vedere con lAutorit, perch anzi le esattamente opposta. Ridurre lAutorit alla Forza significa quindi semplicemente negare, o ignorare, lesistenza della prima. perci fra le teorie dellAutorit non annoveriamo questa opinione errata. E in effetti ci che distingue lautorit dal (mero) potere proprio fare assegnamento, perch la propria volont sia osservata nella comunit, di non dover ricorrere alla coercizione, allimpiego della forza perch i comandi siano eseguiti. Di comandare con successo (inteso in senso weberiano) senza i mezzi coattivi (dalla fucilazione, al carcere, alle confische). Il che non vuol dire che questi mezzi non debbano esistere: significa solo che un potere autorevole vi fa ricorso in modo assai parsimonioso; uno non autorevole, con dovizia. E ricorda da vicino la teoria di Donoso Corts sullo Stato moderno: che pi perdeva autorit, pi ha dovuto aumentare il potere (e i mezzi) di coercizione. Nell analisi fenomenologica, Kojve da la propria definizione generale dellautorit Esiste Autorit soltanto l dove c movimento, cambiamento, azione (reale o almeno possibile): si ha autorit solo su ci che pu reagire, cio cambiare in funzione di ci o di colui che rappresenta lAutorit (la incarna, la realizza, la esercita). E, in tutta evidenza, lAutorit appartiene a chi opera il cambiamento, e non a chi lo subisce: lAutorit essenzialmente attiva e non passiva; per cui il supporto reale di ogni autorit un agente e che questo sia libero e cosciente; e ci complementare alla definizione dellatto autoritario, il quale si distingue da tutti gli altri per il fatto di non incontrare opposizione da parte di colui o coloro ai quali diretto, E questo presuppone, da un lato, la possibilit di unopposizione e, dallaltro, la rinuncia cosciente e volontaria alla realizzazione di questa possibilit. Ne consegue che lAutorit, quindi, necessariamente una relazione (fra agente e paziente): un fenomeno essenzialmente sociale (e non individuale); perch vi sia Autorit bisogna essere almeno in due. Quindi: lAutorit la possibilit che un agente ha di agire sugli altri (o su un altro), senza che questi altri reagiscano nei suoi confronti, pur essendo in grado di farlo. Questa definizione evidenzia che il fenomeno dellAutorit affine a quello del Diritto; tuttavia se ne distingue perch nel caso dellAutorit, la reazione (lopposizione) non esce mai dallambito della possibilit pura (non si attualizza mai): la sua realizzazione distrugge lAutorit. Nel caso del Diritto, invece la reazione pu attualizzarsi senza per questo distruggere il Diritto; da ci consegue che se, in linea di principio, lAutorit esclude la forza, il Diritto la implica e la presuppone, pur essendo tuttaltra cosa rispetto alla forza (non vi Diritto senza Tribunale, n Tribunale senza Polizia.... Lautorit legale e legittima per definizione Colui che riconosce unAutorit (e non c Autorit non riconosciuta) ne riconosce per ci stesso la legittimit. Negare la legittimit dellAutorit significa non riconoscerla, cio per ci stesso distruggerla. Si pu quindi negare, in un caso concreto, lesistenza di unAutorit; ma non si pu opporre alcun Diritto a unAutorit reale (cio riconosciuta). La definizione di Autorit, sostiene lautore, pu essere accostata a quella del Divino divino per me tutto ci che pu agire su di me senza che io abbia la possibilit di reagire nei suoi confronti; il che ricorda da presso sia la teoria di Spinoza sullonnipotenza divina (e sul rapporto con la sovranit) sia la concezione esposta da Kant nella Metaphisik der Sitten di Dio come essere che ha tutti i diritti (cio attivo in senso assoluto) e verso il quale si hanno solo doveri. Anche se la definizione del Divino differisce da quella dellAutorit: nel caso dellazione divina, la reazione (umana) assolutamente impossibile; nel caso dellazione autoritaria (umana), la reazione invece necessariamente possibile, e non esiste in ragione di una rinuncia cosciente e volontaria a questa possibilit; connaturale quindi allAutorit umana sia il rischio (se non quello della conquista, almeno di perderla, alluopo basta che ci sia reazione al comando) sia la giustificazione della sua esistenza. Per cui Kojve distingue i diversi tipi di autorit puri e le loro combinazioni in concreto fondati sulla spiegazione del riconoscimento dellAutorit e delle ragioni dessere della medesima. E anche interessante come Kojve critica altre teorie dellautorit, come quelle del contratto sociale e del principio maggioritario, che affiancherebbero un altro/i tipo ai quattro individuati dal filosofo quello che afferma la teoria del contratto sociale (parlando in generale dellAutorit sui generis che ha la Maggioranza sulla Minoranza). Dobbiamo perci vedere se questa teoria esatta. (Se esatta la nostra falsa. Se la nostra vera, lAutorit in questione deve poter essere ridotta o a uno dei nostri tipi puri, o a una qualsiasi delle loro combinazioni). Quanto alla concezione dellautorit della maggioranza, questa si basa sulla forza (tale o presunta) della quantit ed quindi irriducibile alla definizione di autorit (incompatibile con lesercizio della forza o della minaccia della forza). Quella inversa, della minoranza sulla maggioranza, non proviene mai dal fatto che la Minoranza una Minoranza. La giustificazione (la propaganda) sempre del tipo: Sebbene non siamo che una minoranza, noi.... LAutorit di cui si riveste una Minoranza giustificata o spiegata dalla qualit e non dalla quantit... E lanalisi dei casi concreti mostra che la Minoranza si appella sempre allAutorit o del Padre, o del Capo, o del Signore, o del Giudice (oppure delle loro combinazioni) (e quindi riducibile a quelle). Unanalisi approfondita dedicata da Kojve al problema della distinzione dei poteri, alla sua relazione con lAutorit (e ai di essa tipi); se lAutorit possa essere divisa e se e a quale tipo vadano ricondotte le istituzioni cos separate (e come). Il tema dellAutorit cos la chiave per valutare la forma e la vitalit del potere statale. Chiudono il volume due appendici, scritte nel 1942. Nella prima lautore si dedica a unanalisi della natura dellautorit del maresciallo Ptain, a capo del governo collaborazionista di Vichy. Nella seconda propone una sorta di progetto per la Rivoluzione nazionale francese, allora. dibattuta, anche perch la legge costituzionale del 10 luglio 1940, aveva conferito il potere costituente al governo. Si conclude quindi con unapplicazione al caso concreto delle teorie sullautorit: unoccasione troppo interessante per il filosofo, dato il carattere del tutto particolare e quasi esemplare, del principato nuovo che sembrava si dovesse organizzare per la Francia, e del maresciallo Ptain, che impersonava la nuova Autorit. Dato limpegno di Kojve nella resistenza francese, non sembra che il tutto possa ridursi ad una sorta di captatio benevolentiae dei governanti di Vichy. Soprattutto perch lindagine sul regime collaborazionista coerente con le idee di Kojve sullautorit e non appare influenzata da opinioni (o occasioni) politico-partitiche. E, insomma, condotta sine ira ac studio. In conclusione, come scrive il curatore nel breve saggio Sebbene Kojve riconosca che, prima di lui, molti altri pensatori hanno affrontato il tema, lamenta il fatto che nessuno di essi abbia indagato in maniera approfondita e completa lessenza del fenomeno autoritario (p. 132); e, indubbiamente, le pagine di Kojve sono un valido tentativo di colmare (in parte) la lacuna. Teodoro Klitsche de la Grange



Pubblicazione del: 08-12-2011
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